L'Oratorio restaurato

Giacomo Pacchiarotti - Caterina riceve le Stimmate - particolare dell'affresco

Durante l'ultima Festa Titolare, mi è capitato tra le mani un libretto, anzi per essere più precisi, un quaderno pubblicato dalla Nobile Contrada dell'Oca, riguardante i restauri che hanno interessato, recentemente, l'Oratorio di S. Caterina. Così ho pensato di riportare parte del prezioso materiale su questo sito, per dare modo anche a coloro che non hanno letto la pubblicazione, di conoscere un po' la storia del nostro Oratorio ed i relativi interventi di restauro che si sono succeduti nel tempo. Ciò nella speranza che qualche visitatore, ocaiolo e non, colga presto l'occasione per dedicargli una visita approfondita.


L'ORATORIO DI SANTA CATERINA IN FONTEBRANDA - di Enrico Toti

L'Oratorio di Santa Caterina è edificato nel territorio della Contrada dell'Oca, nel luogo in cui, secondo la tradizione, sorgeva l'abitazione della famiglia Benincasa. La volontà di dedicare una chiesa alla Santa era stata avanzata più volte dagli abitanti di Fontebranda in seguito alla sua canonizzazione, avvenuta nel 1461. Nel 1464 si provvide ad acquistare l'edificio dove si riteneva avesse vissuto Caterina; grazie a sovvenzioni concesse dal Comune di Siena, furono poi acquisiti anche due fabbricati adiacenti, abbattuti insieme al primo per lasciar spazio alla costruzione dell'oratorio sviluppatosi su nuove fondamenta. Le fasi di avanzamento dei lavori - dal 1465 al 1474 - sono documentate nella revisione dei conti relativa all'amministrazione del camerlengo responsabile della fabbrica, Giovanni Cigalini, redatta nel 1474, anno in cui la costruzione volgeva al termine. Gaetano Milanesi pubblica nel 1854 un estratto del documento e, opponendosi alla tradizione secondo la quale il progetto per l'oratorio era stato fornito da Francesco di Giorgio Martini, ipotizza che architetto della fabbrica debba considerarsi Francesco di Duccio del Guasta, uno dei tre maestri muratori citati nel registro dei conti. Discorde l'opinione di Stegmann e Geymüller che rilevano come i pagamenti per i lavori in muratura risultino equamente divisi con gli altri due maestri. accanto a Francesco del Guasta è stato inoltre ritenuto responsabile del progetto lo scalpellino Corso di Bastiano, pagato per la decorazione della facciata e per l'ornamentazione plastica all'interno. Interventi di rifinitura furono effettuati dallo stesso Corso, da Antonio Federighi, Mariano di Tingo e Urbano da Cortona, autore di un bassorilievo posto nella lunetta del portale.L'altare con sopra la lunetta raffigurante Caterina che riceve le Stimmate. L'attuale facciata della chiesa non è quella originale ma una fedele ricostruzione, realizzata nel 1877 da Giuseppe Partini addossata a quella quattrocentesca, per coprire i tiranti apposti per problemi di stabilità in seguito al terremoto del 1798. L'esecuzione della decorazione scultorea fu affidata a Leopoldo Maccari. Della struttura originale rimane solo il rilievo della lunetta. L'interno dell'oratorio a una navata diviso in due campate coperte da volte a costoloni, si conclude con una parete rettilinea che ospita l'altare; la parete d'ingresso è occupata dalla cantoria dell'organo inserita nel 1837.Affreschi con scene della vita di Santa Caterina adornano le pareti e le volte; la decorazione pittorica, eseguita almeno in due periodi successivi, da artisti diversi appare però abbastanza unitaria, grazie alla struttura generale in cui si inseriscono le varie parti. Le fonti non forniscono notizie in merito agli affreschi più antichi, databili intorno agli anni venti del XVI secolo, ritenuti opera di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, di Giacomo Pacchiarotti, di Vincenzo Tamagni e di Girolamo del Pacchia. Sono invece ben documentate le vicende relative agli interventi pittorici successivi, dovuti a Ventura Salimbeni e a Sebastiano Folli. I primi pagamenti al Folli risalgono al 1602, quando l'artista provvide al restauro delle pitture già esistenti sulla parete dell'altare. Nel 1604 e nel 1605 sono documentati compensi al Salimbeni, mentre dal 1608 al 1610 vennero pagati gli affreschi del Folli sulla parete che si trova all'ingresso.

Il brano è tratto dall'opera:
"ORATORIO DI SANTA CATERINA IN FONTEBRANDA - Restauri"
presente all'interno della collana "QUADERNI DI FONTEBRANDA - Studi e ricerche/1"
edita dalla NOBILE CONTRADA DELL'OCA


Gli interventi di restauro hanno interessato, in questa prima fase, la lunetta posta sopra l'altare, opera di Giacomo Pacchiarotti, il drappeggio sottostante attribuito al Sodoma e i due affreschi Caterina venera le spoglie della Beata Agnese da Montepulciano, opera di Girolamo del Pacchia e Caterina risana Matteo Cenni, opera di Vincenzo Tamagni.


IL RESTAURO - di Luca Bellaccini, Narcisa Fargnoli, Laura Kraus

Il restauro, da poco concluso, di una delle due campate dell'Oratorio di Santa Caterina in Fontebranda si inserisce nella lunga serie di interventi cui gli affreschi, che decorano interamente la volta e la parte superiore delle pareti dell'edificio, sono stati sottoposti quasi fin dalle origini: la struttura architettonica infatti, ricavata in quella che pare sia stata l'antica tintoria della famiglia Benincasa, per la sua ubicazione in un luogo particolarmente scosceso e sotto il livello stradale, presentò fin dall'inizio problemi di umidità e anche di vere e proprie infiltrazioni di acqua che interessarono soprattutto la parete sinistra. Interventi e pentimenti, o forse semplici modifiche, datano perciò fin dai primi anni successivi alla conclusione del ciclo decorativo. Inoltre alla fine del XVIII secolo gli ingenti danni provocati dal terremoto furono causa di un massiccio intervento di rimessa in ordine di gran parte della superficie pittorica con criteri tecnici ed estetici tipici dell'epoca.

Giacomo Pacchiarotti - Caterina riceve le Stimmate - affresco
"Caterina riceve le Stimmate" - G. Pacchiarotti

Può essere utile tuttavia ripercorrere anche la storia recente dell'Oratorio, non meno problematica che in passato: infatti, intorno al 1970, lo stato di conservazione degli affreschi si presentava nuovamente preoccupante, tanto che, dopo numerosi appelli da parte dell'allora Governatore della Contrada Lao Cottini - il quale esortò energicamente il Comune di Siena a risanare lo scorrimento delle acque dei vicoli del Tiratoio e del Trapasso, considerati  causa del deterioramento delle pitture - si potette procedere ad un restauro globale. Questo avvenne nel 1976, grazie ai contributi del Lions Club e del Ministero, sotto l'allora soprintendente Piero Torriti. Il restauratore Silvestro Castellani ci avrebbe lavorato fino al 1990.

Girolamo del Pacchia - Caterina venera le spoglie della Beata Agnese da Montepulciano - affresco
"Caterina venera le spoglie della Beata Agnese" - G. del Pacchia

E così giungiamo all'autunno 2004, quando in occasione del contributo messo a disposizione dal Monte dei Paschi di Siena, con i responsabili della Contrada e con il restauratore Luca Bellaccini, ci siamo accinti alla revisione di alcune zone degli affreschi. Ancora una volta, la visione ravvicinata dei dipinti, che è stata possibile solo dopo l'allestimento dei ponteggi, ci ha messo di fronte a una situazione assai compromessa, che ci ha costretto ad affrontare un lavoro più complesso del previsto, dal quale sono scaturiti molti problemi e qualche piacevole novità.

Vincenzo Tamagni - Caterina risana Matteo Cenni - affresco
"Caterina risana Matteo Cenni" - V. Tamagni

Gli affreschi, oltre ad essere offuscati da polveri superficiali e nerofumo, si presentavano in generale stato di disordine e disomogeneità, in gran parte dovuti all'alterazione dei precedenti restauri, sia quelli ottocenteschi, sia i più recenti. Si è trattato innanzitutto di un buon lavoro di pulitura, con il quale ci si è preoccupati di liberare la superficie da vecchi fissativi, eliminare le ridipinture e rimuovere le stuccature obsolete. Poi si è passati ad eseguire il restauro pittorico a velature, con acquerelli in tutte le zone abrase o sbiadite. Ciò ha permesso di restituire all'insieme un'omogeneità ed un vigore cromatico tali da conferire agli avvenimenti raffigurati un'armoniosa atmosfera di sacralità.

Per ragioni di spazio non è possibile esaminare i restauri nel loro dettaglio.
A tale proposito si rimanda all'opera:
"ORATORIO DI SANTA CATERINA IN FONTEBRANDA - Restauri"
presente all'interno della collana "QUADERNI DI FONTEBRANDA - Studi e ricerche/1"
edita dalla NOBILE CONTRADA DELL'OCA


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