Nell’Oca e nella Torre - Storie di tradimenti e di vittorie.

 

disegnato realizzato da Enrico Martelloni


Spesso la rivalità fra due Contrade trae linfa vitale dai tradimenti, più o meno efferati, dei fantini di grido che per soldi, vanagloria o vattelapesca decidono di vestire quella casacca più volte osteggiata e nerbata. E fra Oca e Torre questa rivalità esiste da quando è nato il palio “alla tonda”, per essere precisi da quel diverbio - leggasi legnate - accaduto il 26 luglio 1671 per la contesa delle preziose stoffe che adornavano il baldacchino dell’Arcivescovo Clelio Piccolomini. Sì perché prima e me lo ha raccontato in sogno nientemeno che Simone Pulcinelli detto MONE, le due Contrade si dividevano da buone amiche, roba da stropicciarsi gli occhi, soprattutto il fantino. Infatti il grande MONE (10 vittorie in tutto) vinse per l’Oca nel 1648-55 e 58 e per la Torre nel 1652-56-57. Ora però caro Mone mi hai raccontato una bischerata perché te con l’Oca nel 1658 non vincesti, ma arrivasti secondo. In Comune l’Hercolani non se n’è mai accorto, ma tu lo sai bene perché vedo che ti sei messo a ridere. Ma poi il sogno è svanito e la conversazione è finita lì; così mi sono messo a scartabellare qua e là e un secolo più tardi mi sono imbattuto nel mito di Mattio/a Mancini detto Bastiancino (15 trionfi e non 16), che colse la sua prima vittoria a 14 anni per l’Oca, il 16 agosto 1759. La cronaca dice che “con slancio fulmineo il cavallo dell’Oca, montato da un ragazzetto, guadagnava la testa del gruppo e ne riportava la palma”. Tre anni dopo ci fu il bis. Purtroppo nella sua breve ed intensa carriera portò alla vittoria anche la rivale nel Palio Straordinario per la venuta del Granduca Pietro Leopoldo I , corso il 14 maggio 1767. Continuò poi a vincere in altre Contrade fino alla sfortunatissima carriera del 16 agosto 1780, quando nel tentativo di regalare il III cappotto alla Civetta cadde rovinosamente. Meno di un mese dopo, il 7 settembre, moriva all’età di 35 anni*. Ma a tenere viva questa rivalità anche nell’800 ci pensò un altro mito; il suo volto angelico e beffardo mi guarda da un ritratto scovato nel museo della Contrada della Chiocciola. Sto parlando di Francesco Santini da Montalcino detto Gobbo Saragiolo (15 vittorie) delle quali, tre per noi (1831-32-49) e cinque per loro (1829-35-39-43-53). Il colmo lo raggiunse nel 1844 quando corse a luglio nella Torre e ad agosto nell’Oca, scatenando una clamorosa asta fra le due Contrade che dopo il Palio dell’Assunta sfociò in una rissa furibonda, in quell’anno non aveva vinto con nessuna delle due. Sarebbero molti gli aneddoti da raccontare, ma il più curioso mi pare quello accaduto in occasione della sua seconda vittoria per i nostri colori:”Il Gobbo” – recita la cronaca dell’epoca – “che correva nell’Oca, per colmo di birbanteria si era tutto insaponato, perché se mai fosse stato preso, non potessero tenerlo, atteso lo scivolo…..”. Il 3 luglio 1898 segna una data importante nella storia dell’Oca: l’interruzione del periodo d’oro della Torre (quattro vittorie in quattro anni col cappotto del ’96). La Torre, udite udite, aveva ingaggiato un tale proveniente dall’Alto Lazio, certo Angelo Meloni detto Picino, che aveva esordito l’anno precedente nel Nicchio, falsificando i documenti perché ancora minorenne; mentre l’Oca montava un altro giovane di belle speranze tale Ermanno Menichetti detto Popo. L’Oca, grazie anche alle strategie di un giovane mangino, Ettore Fontani, aveva profuso molto in diplomazia e…mance. Insomma Picino partì in testa, ma al Casato cadde e l’Oca, con Popo riuscì a spuntarla sulle altre andando a vincere. Quelli di Salicotto non la presero punto bene e armati di bastoni intesero di suonarle al povero Meloni che fu salvato a stento dai carabinieri. Qualche anno dopo, nel 1906 il “Sor” Ettore riuscì a portarlo in Fontebranda sfruttando il risentimento del fantino nei confronti dei torraioli. Attorno a lui fu creata una vera e propria “corte di scudieri” che al suo servizio gli permise di vincere 13 palii di cui quattro per la nostra Contrada (1906-8-21-28). Il periodo del Meloni fu intervallato da un fatto, accaduto in occasione del Palio a sorpresa del 17 agosto 1919, destinato ad entrare nella storia come uno dei capitoli più beffardi della storia di questa rivalità. Nel Palio ordinario del giorno prima la Torre aveva montato il fantino senese Giulio Cerpi detto Testina che non aveva entusiasmato particolarmente, ma il bello doveva ancora venire. Il giorno successivo, su iniziativa di un’associazione di commercianti, si decise di ripetere la formula del Palio a sorpresa, corso dieci anni prima con il sorteggio di cavalli e fantini da effettuarsi poco prima della corsa. Giulio Cerpi detto TestinaSi racconta che il Cerpi avesse promesso ai torraioli, nel caso che fosse finito nell’Oca, che sarebbe andato a diritto a San Martino. Perciò si era anche raccomandato che lo aspettassero proprio in quel punto, in modo da procurargli una via di fuga dagli ocaioli. Testina finì nell’Oca ed i torraioli cominciarono già a pregustare la beffa che si sarebbe consumata di lì a poco. Iniziata la corsa, il fantino guadagnò presto la prima posizione e filava con impegno. I torraioli l'aspettavano al secondo giro e fecero largo là all'imbocco di San Martino, ma il Cerpi voltò magistralmente. “Sarà per il terzo giro” pensarono allora i torraioli, “è ancora più bello”, ma anche al terzo giro aspettarono invano ed il Cerpi filò verso il bandierino, mentre la folla ocaiola intonava: ”Ed in ventiquattro ore, il Cerpi tutto rosso, diventò tricolore...”. Poi, giù fino ai giorni nostri Torre ed Oca hanno battuto strade diverse e tradimenti di fantini vittoriosi non se ne sono più registrati fino a quello del “grande”Aceto nel 1990, anche se in questo caso è doveroso ricordare, che era stata l’Oca a liquidarlo due anni prima. Tuttavia alla Contrada di Salicotto il suo arrivo non portò grandi benefici. A cavallo del millennio poi, qualcosa è cambiato con l’affacciarsi alla ribalta di Luigi Bruschelli da Vagliano detto Trecciolino, cresciuto nella Civetta ed affermatosi nell’Oca (1996-98-99). Il fellone, anche per lui il rapporto con l’Oca si era interrotto a partire dal 2001, ha cominciato a seguire le gesta dell’eroe di Montalcino, indossando la casacca della rivale, la scorsa estate per condurla alla vittoria dopo un digiuno durato 44 anni. Tanto lunga appare ancora la carriera del Bruschelli guardando ai suoi 10 palii vinti in un tempo brevissimo da 28 a 37 anni (1996-2005), che nemmeno il Saragiolo si sarebbe sognato di fare - si pensi che i suoi quindici successi li conseguì dai 14 ai 44 anni (1823-53). Chi può dire se, per noi ocaioli, ci sarà ancora da soffrire o…da gioire?

*Da ciò quindi, appare impossibile che abbia potuto vincere nel Valdimontone l’anno successivo, come riporta l’elenco del Comune, dunque le sue vittorie si fermano a 15.

Massimo Tinti


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